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Rifiuti ... poco visibili

Talvolta i rifiuti diventano ... poco visibili e si muovono nell'aria

Il boom economico che ha attraversato l'Italia a partire dal 1950 fino alla fine degli anni 70 ha caratterizzato la crescita del nostro Paese con un PIL di oltre il 6%, al quale si è contrapposto un esponenziale aumento dei rifiuti e dei liquami, non solo in quantità, ma anche in varietà e pericolosità.

L'ambiente non è più stato in grado di assorbire la gigantesca mole di scorie prodotte dalla modernità e si è tentato di trovare una possibile soluzione nella costruzione di impianti tecnologici: discariche e inceneritori in primis.
Ancora oggi i suddetti impianti, progettati con una ingegneria sempre più avanzata, occupano un posto di primo piano nella gestione dei rifiuti, i quali, se non recuperati per rientrare nel circuito produttivo, vanno incontro ad un processo di smaltimento dal quale si generano scorie (in discarica) e fumi (nell'inceneritore).

DISCARICA

Fondamentalmente la discarica consiste  in un'area confinata  le cui caratteristiche, in termini di posizionamento, accorgimenti costruttivi, modalità di gestione e monitoraggio ambientale, dipendono dalla tipologia del rifiuto smaltito (rifiuto inerte, non pericoloso e pericoloso).
I principali agenti tossici che possono essere presenti nelle discariche per rifiuti urbani sono:

  • solventi clorurati (tri e tetra-cloro etilene, di- e tri-cloroetano)
  • metalli (zinco, mercurio, cadmio, cromo, arsenico, piombo)
  • idrocarburi aromatici e aromatici policiclici
  • policlorobifenili (PBC)
  • cloruri di vinile

I residui dei rifiuti solidi urbani organici, che possono restare attivi per oltre 30 anni, attraverso il processo di decomposizione anaerobica, producono percolato (i), altamente contaminante per il terreno e le falde.
Allo stesso modo, se nella discarica sono stati collocati rifiuti putrescibili, questi, fermentando e decomponendosi, generano biogas (i) che satura il suolo e potrebbe renderlo instabile. Diventa, pertanto, necessaria la presenza di adeguati sistemi di captazione (i) utili anche per convertire il biogas in energia.
L'utilizzo della discarica è ottimale per i rifiuti inerti - non passibili di altre forme di valorizzazione - che rappresentano una fonte d'impatto nettamente inferiore e consentono un riutilizzo quasi immediato del sito (per coperture boscate e usi non agricoli). Per le altre tipologie di rifiuti, la normativa in vigore (Dlgs 36/2003) ribadisce la priorità del recupero nel processo di smaltimento, pur non prevedendo ancora un divieto netto al riversamento in discarica.

INCENERITORE

L'inceneritore è un impianto industriale utilizzato per lo smaltimento dei rifiuti attraverso un processo di combustione ad alta temperatura. Molto dibattuta è la questione sulla pericolosità per l'ambiente dei residui prodotti dall'inceneritore (i), in quanto, se da un lato gli impianti moderni sono dotati di sistemi di controllo che dovrebbero garantire un rilascio ridotto, dall'altro, risulta essere molto complesso mantenere il controllo sulle polveri fini e ultrafini generate dalle altissime temperature a cui vengono bruciati i rifiuti.

Si è di recente scoperto come il particolato fine ed ultrafine - spesso associato a patologie cardiovascolari, polmonari e tumori - sia un efficace mezzo di trasporto per gli idrocarburi policiclici aromatici (PAH), per gli idrocarburi clorurati (CHC) ed i metalli tossici, oltre che per gli idrocarburi bromurati, i metalli redox-attivi ed i radicali liberi redox-attivi. Di fronte a questo problema non di poco conto , sugli impianti di incenerimento sono stati apportati progressivi miglioramenti per abbattere il rischio ambientale, ad esempio, di indubbia efficacia si rivela il sistema di filtrazione dei depolveratori (i) che, però, nulla possono contro le nanopolveri (PM2,5). In altri casi, si ricorre all'utilizzo di temperature più elevate (con l'immissione di discrete quantità di metano), anche in questo caso non pienamente risolutiva, perchè, se da un lato, riduce la produzione di diossine, dall'altro aumenta la produzione di ossido di azoto, microinquinanti e nanoinquinanti, più difficili da abbattere.

Nella terminologia moderna l'inceneritore viene spesso definito termovalorizzatore in riferimento alla conversione dell'energia derivante dall'incenerimento del rifiuto in energia elettrica e/o termica. In questo caso il rifiuto viene trattato come un vero e proprio combustibile; si parla, infatti, di combustibile derivante da rifiuti (CDR) per indicare la "frazione secca" ottenuta da un'operazione di vagliatura necessaria per asportare dal rifiuto tutte le componenti inerti a basso potere calorifico.

INQUINAMENTO DA PNEUMATICI

Tra le fonti di inquinamento più insidiose per l'ambiente e per la salute dell'uomo (probabilmente lmeno considerate) sono quelle derivanti dal riscaldamento domestico, ma soprattutto dal traffico urbano (in particolare dall'azione dei freni delle auto, dall'usura dei pneumatici e del manto stradale).
Questo inquinamento aereo è collegato ad una vasta gamma di problemi per la salute, quali allergie, asma e malattie cardiovascolari.

Anche la polvere di pneumatico fa parte della Particulate Matter (PM) (i): si tratta di piccoli frammenti del materiale di cui sono costituiti i pneumatici, generati dall'usura  e dallo sfregamento sul manto stradale.
La polvere microscopica che si stacca dai pneumatici contiene un mix  di sostanze che hanno un effetto più potente sul corpo umano della polvere naturale: infatti la gomma dei pneumatici contiene prodotti quali xilene, benzene, nafta, solventi clorati, idrocarburi policiclici, antracene, benzopirene, fenantrene, fenoli, ammine, petrolio, plastificanti, ... solo per citarne alcuni.
La fabbricazione dei pneumatici inoltre coinvolge metalli pesanti come zinco, cadmio, piombo, bicromato di potassio e rame.

Come ormai noto, le patologie legate all'inquinamento da polveri sottili sono riconosciute essere l'asma, le affezioni cardio-polmonari e la diminuzione delle funzionalità polmonari. L'incidenza delle patologie legate alle vie aeree inoltre pare più alta sulle fasce più a rischio della popolazione, ovvero gli anziani e i bambini.
La presenza di metalli pesanti nella composizione dei pneumatici e altri agenti cancerogeni può anche comportare patologie piu' serie.
Oltre alle allergie generiche, la polvere di pneumatico ne causa di specifice, in relazione alla presenza di lattice naturale nella loro composizione (i). Almeno il 70-75% di tutta la gomma naturale prodotta annualmente infatti viene impiegata nella produzione di pneumatici.

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Il percolato è il liquame generato dalla filtrazione attraverso il terreno delle acque meteoriche che trascinano in soluzione i composti presenti nei rifiuti. Per ridurre il rischio di contaminazione della falda, il terreno è ricoperto da vari strati di materiali impermeabili. Man mano che i rifiuti vi vengono stoccati, si eseguono varie operazioni di movimentazione, pressatura e copertura con terra (Massarutto, 2009).
INSERIRE DEFINIZIONE DI BIOGAS
L'estrazione del biogas (captazione) avviene mediante pozzi verticali, posizionati nel corpo della discarica e collegati mediante una rete di tubi ad un sistema di aspirazione. Mediante gli aspiratori collocati sulla piattaforma di aspirazione, il biogas viene captato dai pozzi verticali ed inviato ad una centrale di cogenerazione, quindi diretto a motori in grado di azionare gruppi elettrogeni [Fonte: educambiente http://www.educambiente.tv/index.html].
Per ogni tonnellata di rifiuti bruciata, l'inceneritore produce: una tonnellata di fumi immessa in atmosfera, 280/300 kg di cenere "solide", 30 kg di "volanti e polveri", 650 kg di acqua di scarico e 25 kg di gesso.
I depolveratori possono essere di varie tipologie: 1. Filtri elettrostatici dagli elevati consumi elettrici, poco efficaci su ceneri contenenti poco zolfo, ma in generale abbastanza efficaci se frequentemente ripuliti; 2. Filtri a maniche, non adatti ad alte temperature e soggetti ad intasamento.
In generale, viene chiamata PM10 tutta la materia presente nell'atmosfera in forma di particelle microscopiche, il cui diametro aerodinamico è uguale o inferiore a 10 µm (10 millesimi di millimetro). Le principali fonti di PM10 legate all'attività antropica sono i prodotti della combustione (riscaldamento degli edifici, processi industriali, scarichi dei veicoli), usura di pneumatici, freni e manto stradale.
L'allergia al lattice, identificata per la prima volta negli anni '70 con l'introduzione massiccia dell'uso di guanti in lattice nella pratica medica a seguito del timore di contagio da AIDS, gioca un ruolo rilevante nelle reazioni scatenate dalle polveri di pneumatico, che variano da rinite a congiuntivite, orticaria, asma bronchiale e, in casi eccezionali, shock anafilattico. Inoltre, l'allergia al lattice sollecitata dalle PM può produrre reazioni incrociate con un'ampia varietà di frutta e verdura.