Spazio di collaborazione

Introduzione

Nel rapportarti con l'ambiente ti senti un cowboy o un astronauta?

Ossia, vedi la Terra come una prateria dalle risorse illimitate, oppure come un sistema alla continua ricerca di equilibrio tra quanto viene prodotto/consumato e quanto è possibile riassorbire (come scarto)?

Per il momento, l’atteggiamento generale è molto lontano da quello dell’astronauta, attento a mantenere in equilibrio la navicella senza superare la sua capacità di carico (i)!

Ciascun italiano avrebbe a disposizione 1,14 ettari di Terra a testa per produrre le risorse che consuma e assorbire i rifiuti che genera, in realtà noi utilizziamo l'equivalente di ben 4,99 ettari a testa (indice della Impronta Ecologica (i)).

Il problema dei rifiuti esiste, non solo in quelle regioni in cui il fenomeno è divenuto ormai visibile e fuori controllo, ma anche laddove il meccanismo di raccolta è ragiovevolmente efficiente e tale da impedire l'accumulo di immondizia nelle strade. Alla base di tutto ciò vi è la limitata capacità dell'ambiente di ricevere e metabolizzare gli scarti dei nostri processi di produzione e consumo; conseguentemente la gestione dei rifiuti diventa un problema sempre più serio.

l'accumulo eccessivo di rifiuti e/o di sostanze pericolose nel suolo può determinare alterazioni della composizione e delle proprietà chimico-fisiche e biologiche del terreno e mettere in pericolo la salute umana e l'equilibrio degli ecosistemi” (Massarutto, 2009)

 

Impronta ecologica (X) degli stati del mondo. Valori di X progressivamente più elevati indicano un maggiore consumo dell'ambiente da parte dei diversi paesei, città o comunità. 

La sfida per il futuro deve essere quella di ridurre sia i rifiuti che il loro potenziale nocivo andando ben oltre la gestione del rifiuto "nel cassonetto": "negli oggetti c'è una storia, c'è una memoria, c'è uno "zaino ecologico" che si portano sulla schiena, c'è un'impronta ecologica che ogni oggetto produce, c'è un contenuto di CO2 (Angelini, 2009); si tratta, pertanto, di ripensare al processo di produzione, alla logistica, alla distribuzione, all'imballaggio, ... al nostro stile di vita, se vogliamo trovare delle soluzioni efficaci per uno sviluppo sostenibile (i).

Adottare comportamenti e abitudini ecocompatibili e attuare azioni preventive in linea con le Direttive Europee, può sicuramente favorire una gestione corretta dei rifiuti; anche se per il momento, almeno in Italia, gli ultimi dati dell’ISPRA riferiscono per il 2010 un aumento del 1,1%, rispetto all’anno precedente, nella produzione di rifiuti (ogni anno ciascun italiano produce 535 Kg/pro capite di rifiuti). Anche alcune aziende del settore iniziano a percepire la dimensione del problema e pertanto promuovono pratiche ecocompatibili (vedi nelle Letture consigliate il file Speciale Imballaggi).  

Sicuramente il XIX secolo ha portato una maggiore consapevolezza della pericolosità del mondo invisibile con la sua dote di molecole tossiche, batteri, protozoi e virus, nonché del modo di trasmettersi da parte dei microorganismi e le loro potenziali attività patogene sul corpo umano. Questi progressi delle conoscenze hanno contribuito significativamente a debellare la “città pestilenziale” (Pinna L, 2011) che fortemente influiva sulla ridotta aspettativa di vita delle epoche precedenti.

  1750 1800 1850 1880 1900 1930 1950 2002
Speranza di vita alla nascita (anni) 36,9 37,3 40 43,3 48,2 60,8 69,2 78,2
Rifiuti pro capite (kg) 50 < 100 < 100 < 100 < 100 100 200 > 500
Popolazione (milioni) 7 10,6 27,5 35 41 44,7 50,3 58,7
Speranza di vita alla nascita e rifiuti pro capite (stimati) in Gran Bretagna in diverse epoche a partire dal 1750 [Fonte: Pinna L, p. 120]

A questo indubbio progresso ha fatto, però, da contrappeso un costante, progressivo e smisurato aumento dei rifiuti prodotti, pertanto, ...

... dovremo anche per il futuro rassegnarci a vivere da “cowboy” in una città parassitaria?

Bibliografia

Angelini A (2009). Nulla si butta, tutto si ricicla. Rifiuti: le criticità, la governance e la partecipazione. FrancoAngeli s.r.l., Milano
 
Boulding KE (1966). The Economics of the Coming Spaceship Earth in H. Jarrett (ed.), Environmental Quality in a Growing Economy, pp. 3-14. Baltimore, MD: Resources for the Future/Johns Hopkins University Press
 
Daly HE (2001). Oltre la crescita. L'economia dello sviluppo sostenibile. Einaudi
 
Massarutto A (2009). I rifiuti. Il Mulino, Bologna
 
Pinna L (2011). Autoritratto dell’immondizia. Bollati Boringhieri

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La capacità di carico di un ecosistema è la capacità naturale che un ecosistema possiede di produrre in maniera stabile le risorse necessarie alle specie viventi che lo popolano, senza rischi per la sopravvivenza. Così l'uomo dovrebbe trovare il modo di vivere entro le capacità di carico degli ecosistemi, mentre il consumo eccessivo di risorse senza riciclaggio, porta soltanto all'esaurimento delle stesse
Nel processo di scambio tra ciò che l'uomo estrae dall'ambiente e ciò che in esso riversa, il calcolo dell'impronta ecologica è un indicatore efficace della capacità dell'ambiente di "sostenere" i modelli di consumo della nostra società. La misura dell'impronta ecologica ci aiuta a comprendere quanto territorio biologicamente produttivo venga utilizzato da un individuo, una famiglia, una città, una regione, un paese o dall'intera umanità per produrre le risorse che consuma e per assorbire i rifiuti che genera
La Commissione Mondiale per l'Ambiente dell'ONU (Commissione Brundtland) nel 1987 ha formulato un'ottima definizione del concetto di sviluppo sostenibile: la capacità dell'umanità di rispondere alle necessità delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare le proprie