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Rifiuti elettronici

Monitor, PC, Stampanti, ... Rappresentano un pericolo? E come smaltirli?

L'aumento dei rifiuti dovuti alla dismissione di apparecchiature elettriche o elettroniche è uno dei problemi di inquinamento emergente che in un prossimo futuro potrebbe comportare conseguenze sulla salute dell'uomo e dell'ambiente sempre più importanti per il rilascio nell'ambiente di sostanze potenzialmente tossiche, se lo smaltimento non verrà effettuato in condizioni di maggiore controllo e sicurezza rispetto alle condizioni attuali.

Sono, infatti, necessarie corrette pratiche di gestione e smaltimento delle grandi quantità di prodotti elettronici (dai televisori ai personal computers, dai telefoni cellulari alle lampade a LED, senza trascurare firgoriferi e lavatrici, ecc. …) generati dal rapido invecchiamento di questi dispositivi (E-waste), peraltro favorito dall’intenso marketing praticato dai produttori.

Ormai il tempo di vita medio di un computer si è ridotto dai 4,5 anni degli inizi degli anni ’90 a circa 2 anni.  Nei paesi tecnologicamente sviluppati, quali USA e Giappone, il volume di computer obsoleti ha raggiunto il miliardo in dieci anni; questi numeri sono resi ancora più drammatici dal rapido sviluppo dei paesi emergenti, come la Cina, dove oggi si acquistano decine di milioni di televisori ogni anno.

Nella UE vengono generate 10 milioni di tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici ogni anno; di questi il 66% viene avviato in discarica oppure è dirottato in altri paesi per il trattamento o per il riciclo (Torretta et al., 2013).

Per quanto riguarda l'Italia, la carenza di risorse proprie pone il nostro Paese in forte dipedenza dall'estero. Infatti più del 90% dei metalli preziosi o rari usati dalla nostra industria è importato. Pertanto per la ripresa del Paese è fondamentale dotarsi di adeguate strutture per il recupero di questi materiali.  L'Italia, che al momento recupera il 22% dei rifiuti elettronici smaltiti, si colloca al 16o posto per la rigenerazione dell'E-waste  (dati del 2012 che mostrano un decremento del recupero pari all'8% rispetto all'anno precedente).  L'ultima direttiva europea impone di raggiungere il recupero del 65% di quanto venduto entro il 2019 oppure l'85% di quanto prodotto (che equivale a circa 20 kg/persona, SEP 2013).

Inoltre l'uomo ha iniziato a saturare anche le regioni più remote del Pianeta, quali la catena del Himalaya o l'Antartide (vedi immagine sotto). Addirittura lo spazio è intasato da una quantità di satelliti e detriti spaziali che pongono una serie di problemi di sicurezza ambientale e sulla salute. Infatti si stima che ormai orbitino attorno alla Terra oltre 500.000 detriti/oggetti di diametro superiore a 1 cm, in gran parte generati dalle esplorazioni spaziali che dalla metà del secolo scorso hanno posto in orbita una gran quantità di satelliti, un certo numero dei quali oggi non è più funzionante. Si stanno cercando soluzioni tecnologicamente adeguate, ma certamente non indolori, per il recupero di tutta questa immondizia spaziale (vedere il link: Un arpione per l'immondizia spaziale). A fronte del rischio dettato dalla ricaduta di questi oggetti sulla terra, gli esperti di tecnologie spaziali affermano che non esiste un pericolo reale per l'uomo perchè gli oggetti si dissolveranno al contatto con l'atmosfera. Di fatto però nessuno ha ancora fatto valutazioni precise sulla contaminazione dell'atmosfera stessa da parte dei componenti (tra cui appunto molti metalli) che vi si saranno dispersi per l'incenerimento dei residui spaziali e delle apparecchiature elettroniche.  

A sinistra: i rifiuti di prodotti elettrici ed elettronici raggiungono le aree meno battute della terra. Una batteria abbandonata in una pinguinaia (e recuperata dai ricercatori del CNR) in Antartide (Fotografia di Marco Faimali). A destra: detriti spaziali in orbite GEO (geostazionarie, pannello inferiore) e in orbite LEO (Low Earth Orbit; Fotografie da Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Detrito_spaziale) visti dal polo.

Possibili soluzioni per diminuire l'impatto delle apparacchiature elettroniche sul problema rifiuti forse emergeranno dallo sviluppo di nuove tecnologie, come racconta il quotidiano la Repubblica in un articolo del 9 Febbraio 2014: e precisamente la possibilità che una singola chiavetta, dal costo di soli 5 euro, in futuro possa sostituire gli attuali personal computer. L'idea di un computer piccolo, maneggevole ed economico che possa essere distribuito anche alle popolazioni in via di sviluppo è un ipotesi di lavoro che viene perseguita da molti attori da qualche tempo. Pertanto ci è dato sperare che la soluzione ai problemi di un eccesso di tecnologia elettronica e informatica possa venire dalla tecnologia stessa.

Le diverse tipologie di materiali oggetto dello smaltimento di rifiuti elettrici o elettronici sono

R1: Frigoriferi e condizionatori

R2: Grandi dispositivi domestici

R3: Televisori e monitor

R4: Piccoli dispositivi domestici, piccola elettronica, telefoni cellulari, personal computers, personal computer, dispositivi di illuminazione

R5: Sorgenti luminose

Come già detto, nei prodotti elettronici si fa grande uso di materiali rari, in massima parte metalli preziosi.

Gli elementi potenzialmente tossici

Lo smaltimento non appropriato di sistemi elettronici determina il rilascio nell’ambiente soprattutto di metalli e altri elementi tossici, tra i quali i più pericolosi sono piombo, mercurio, cadmio, cromo (Torretta et al., 2013) ma anche lantano e nickel. Inoltre, per la presenza di ritardanti antincendio e di plastiche, si ha anche rilascio di diossine (dibenzodiossine e dibenzofurani), idrocarburi policiclici aromatici (PAH), composti policlorurati bifenilici e polivinilcloruri (Torretta et al., 2013; Kiddee et al. 2013). Questi problemi di inquinamento ambientale derivano sia da prodotti realizzati mediante vecchie tecnologie quanto da tecnologie emergenti: infatti, per esempio, nei vecchi televisori a tubo catodico veniva utilizzato tallio mentre la produzione di LED (Light Emitting Diode) in sistemi laser e celle fotovoltaiche comporta un uso sempre più frequente e intensivo di arseniuro di gallio.

Uno dei metalli più pericolosi rilasciabile dai rifiuti elettronici è il tallio (vedi anche la sessione nano&microrifiuti), usato negli interruttori, nell’industria dei semiconduttori, in particolari tipi di vetri e in alcuni procedimenti medici (ATSDR, 2013).

Bibliografia

ATSDR. Agency for Toxic Substances and Disease Registry (2013) Thallium, cas. # 7440-28-0
 
Kiddee P, Naidu R, Wong MH. (2013) Electronic waste management approaches: an overview. Waste Manag. 33:1237-50. doi: 10.1016. 
 
Luna R. (2014) Il computer in una chiavetta da 5 euro  - Porteremo Internet in ogni angolo del mondo
 
SEP, Science and Environment Policy N. 319 del 28/02/2013.
 
Torretta V., Ragazzi M, Istrate I A, Rada E C (2013) Management of waste electrical and electronic equipment inn two EU countries: a comparison. Waste Man. 33:117-122 
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